sabato 25 giugno 2022

FORMAGGI DOP BITTO E VALTELLINA CASERA, AL VIA LA PRODUZIONE ESTIVA 2022 CON LA PARTENZA DI 52 ALPEGGI DEGHI (PRESIDENTE CTCB): IL FATTURATO 2021 DELLE DUE DOP 14,5 MLN (+11,1%) GRAZIE A PERCORSO DI VALORIZZAZIONE E PROGRAMMAZIONE PRODUTTIVA

 


 




Tutto pronto per il carico degli alpeggi e l’avvio della stagione produttiva del Bitto Dop. Saranno 52 gli alpeggi (pari a 11531 ettari di superficie) con circa tremila bovine da latte e oltre 300 capre, e 10 gli stagionatori coinvolti nella produzione 2022 di uno dei formaggi a latte crudo intero tra i più antichi d’Italia, prodotto da giugno a fine settembre in piccoli caseifici tra i 1.400 e i 2.300 metri di altitudine nella provincia di Sondrio e di Lecco e in alcuni comuni limitrofi della Val Brembana.

Una produzione, quella del Bitto, che affonda le sue radici al tempo dei Celti e che si affianca a quella del Valtellina Casera Dop, formaggio semigrasso di latteria la cui produzione si concentra per il 60% nei nove mesi invernali in cui le mandrie restano a fondo valle. Due formaggi unici storicamente complementari, tutelati sotto l’egida del Consorzio di Tutela Valtellina Casera e Bitto Dop (CTCB) che rappresentano un volano fondamentale per l’economia della Valle: con un valore alla produzione di 14,5 milioni di euro (+11,1% sul 2020), e circa 25,4 milioni di euro al consumo nel 2021 danno lavoro a 650 addetti. I dati sono stati diffusi oggi a Milano nel corso dell’open day “Tempo al tempo” organizzato dal CTCB in occasione del primo giorno dell’estate presso Cascina Cuccagna. 

 

Un’occasione per scoprire quanto il tempo influisce sui due formaggi e la capacità di invecchiamento del Bitto (fino a 10 anni) e per fare il punto sulla produzione 2021. Ma anche sulla stagione turistica di un territorio a forte vocazione Dop e Igp e per ribadire il ruolo chiave dei casari nel mantenimento dei territori e del paesaggio, soprattutto durante i tre mesi la mandria è condotta attraverso un percorso a tappe, e vanno spostandosi da quote intermedie a quote più elevate per poi ritornare a fine estate a valle. “Bitto e Valtellina Casera – racconta il neo-presidente del CTCB, Marco Deghi - hanno un valore inestimabile sia per l’indotto che portano in valle ma anche sociale e ambientale per il ruolo che svolgono i casari nella custodia degli alpeggi, in linea con le richieste della Pac e del Green Deal”.

Deghi ha approfittato anche per fornire un bilancio dell’annata 2021 che ha visto una produzione di 17.990 quintali (15827 quintali per il Valtellina Casera e 2163 quintali per il Bitto) grazie a una filiera che conta 133 allevamenti, 13 caseifici (di cui 6 acquirenti primari/cooperative) e 16 stagionatori per il Valtellina Casera, che si sommano agli alpeggi produttori e agli stagionatori del Bitto. Sono state 211.029 le forme di Valtellina Casera (-7,04% sul 2020) e 17.307 (+3,4%) quelle di Bitto marchiate a fuoco dal Consorzio e quindi commercializzate come Dop.

“Il risultato sul Bitto – racconta il presidente del CTCB - è frutto di uno specifico percorso in atto di valorizzazione del formaggio che stiamo portando avanti dal 2019, con l’introduzione di misure più rigide sul controllo qualità richieste in autoregolamentazione dai produttori. Ora il prodotto è tornato a crescere in quantità e valore, raggiungendo un fatturato di 2,37 milioni di euro con un incremento del 10,4%. Discorso diverso per il Valtellina Casera, la cui contrazione quantitativa (-7%) è stata frutto del surplus produttivo (+20,5%) del 2020, anno in cui l’assenza del turismo, la mancata vendita diretta e l’azzeramento dell’Horeca hanno portato il Valtellina Casera a dover “assorbire” la quota latte destinata ai formaggi freschi. Ciò ha comportato una riprogrammazione della produzione 2021 ma senza intaccare il fatturato che oggi si attesta a 12,1 mln di euro (+11,2%). L’export è per il momento limitato a Svizzera e Germania, con qualche contatto promettente negli Stati Uniti, ma assorbe solo il 2% della produzione. Il nostro obiettivo continua ad essere l’espansione sul mercato nazionale nelle grandi città d’Italia, confidando anche nell’ottimo volano che daranno le Olimpiadi sul territorio, anche dal punto di vista del turismo”.

TURISMO IN LOMBARDIA IN CRESCITA (+30%), ANCHE GRAZIE AI PRODOTTI AGROALIMENTARI. MONTAGNA 2^ DESTINAZIONE PER GLI ITALIANI, CHE CERCANO UN’ESTATE ALL’INSEGNA DEL TEMPO RITROVATO E SCOPRIRE LUOGHI FUORI DAI SOLITI CIRCUITI (40%)

UN ITALIANO SU 3 IN MONTAGNA VUOLE SCOPRIRE SPECIALITA’ INEDITE, IL 27% PERCORSI SU FORMAGGI DOP E IL 17% E’ DISPOSTO A FARE VACANZA IN MALGA

In crescita il turismo in Lombardia per l’estate 2022: secondo le stime predittive di Regione Lombardia e Polis le presenze turistiche attese per il 2022 in regione saranno superiori del 30% rispetto al 2021, con il 10% delle prenotazioni nazionali dirette verso mete di montagna e il 4% verso i laghi. Anche grazie ai prodotti enogastronomici.

“I prodotti agroalimentari di montagna possono essere elemento straordinario di attrattività turistica e volano economico dei territori. La Valtellina ne è l’esempio più eclatante. - ha dichiarato in un messaggio al Consorzio dei formaggi Dop Bitto e del Valtellina Casera (CTCB) l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi - Serve una promozione di alto profilo anche sfruttando quella vetrina sul mondo che è la città di Milano. Ormai 8 alpeggi su 10 in Lombardia accolgono turisti e uno su quattro registra più di duemila passaggi durante la stagione estiva. Far conoscere la storia delle nostre eccellenze e delle tecniche di produzione significa dare valore al lavoro di tutta la filiera”.

“L’estate 2022 – ha dichiarato il presidente del CTCB, Marco Deghi – può essere un’occasione per scoprire tutto il meglio che la Valtellina ha da offrire: un territorio incastonato tra le Alpi, caratterizzato da paesaggi vivi, boschi, alpeggi e praterie d’alta quota, dove le nostre produzioni casearie Dop sono frutto di tradizioni antiche e centenarie con un know how specifico e profondamente legate al territorio. Ma anche di una lavorazione lenta ed è totalmente in linea con i valori della montagna e del dare il giusto tempo alle cose.  Un valore ricercato a tutte le età: dal 28% dei giovani, che vorrebbero vivere una vacanza in malga, al 32% dei 45-50enni che cercano percorsi inediti legati ai formaggi”.

“Tutto ruota intorno al termine qualità – ha detto in evento l’assessore della Regione Lombardia a Enti locali, Montagna e Risorse energetiche, Massimo Sertori -. Anche a seguito della pandemia abbiamo riscoperto quanto sia indispensabile spendere bene il nostro tempo nella ricerca della qualità di vita. I prodotti e il formaggio Valtellina Casera Dop sono di indubbia eccellenza e vengono valorizzati ancora di più rappresentando e raccontando il processo di filiera che arriva fino al prodotto. Ecco che allora si potranno scoprire anche gli alpeggi, la natura e i paesaggi straordinari che immergono l’uomo in un contesto di vita di qualità”.

L’estate è il momento ideale per “ritrovare il proprio tempo” e un po’ di leggerezza dopo due anni di pandemia che hanno appesantito gli italiani ma anche fatto riscoprire il valore del tempo. Tempo che secondo il 39,5% degli italiani non può essere sprecato e con il 25,9% che si sente defraudato degli ultimi 2 anni. A rivelarlo un’indagine AstraRicerche presentata per l’occasione. In vista dell’estate il 40% degli italiani sogna di staccarsi dal flusso della vita di tutti i giorni e scoprire luoghi fuori dai soliti circuiti, dove ricaricare le batterie e riconnettersi con una vita più autentica, mentre il 21,3% cerca esperienze all’insegna del benessere, fisico e psicologico, valorizzando alimentazione sana e vita attiva all’aria aperta. Solo il 14,8% si dedicherà al totale relax, mentre il 16,1% si riprende il proprio tempo con una vacanza avventurosa, cercando di fare più cose possibili (in particolare i giovani 18-24enni 26%).

In relazione al valore del tempo ritrovato, in crescita le preferenze per la montagna, ormai seconda destinazione dagli italiani per l’estate (19,4%), dopo il mare (41,5%). 

Per un italiano su tre vacanza e tempo ritrovato in montagna vogliono dire visitare botteghe e negozi tipici per scoprire specialità inedite (33,2% ma la percentuale arriva al 40% tra i 45-54enni); per il 27,0% è conoscere nuovi posti fuori dai circuiti tradizionali e scoprire percorsi inediti legati ai formaggi Dop e sperimentare direttamente in loco il fascino di una produzione lenta, frutto dei pascoli (in special modo per i 45-54enni che salgono al 32% e nel Triveneto dove la percentuale sale 43%). Tanto che il 17,7% sarebbe disposto a vivere una vacanza in una malga imparando l’arte casearia (28% tra i 18-24enni).

Tra i prodotti conosciuti e identificati come legati alla zona di produzione, il Gorgonzola (correttamente indicato dal 63,2%; 82% nel Nord-Ovest) e l’Asiago (dal 58,8%; 87% nel Triveneto). Seguono il Puzzone di Moena, localizzato dal 38,1% (specie nel Triveneto), il Valtellina Casera dal 37,4% (nel Nord-Ovest la percentuale sale a 57%), la Fontina dal 36,6%, il Castelmagno dal 24,0%, il Montasio dal 22,1% e per finire il Bitto dal 20,7% (questi ultimi – ad eccezione del Montasio - associati correttamente soprattutto nel Nord-Ovest).

 

 

Valtellina Casera

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

2021

%2021 vs 2020

 

Produzione (quintali)

12.000

13.400

13.440

13.890

13.530

13.820

14.130

17.030

15827

-7,06%

N° forme

159.715

179.083

179.234

185.139

180.351

184.286

188.523

227.004

211.029

-7,04%

Peso medio di una forma = 7,5 kg

Resa media = 9 %

I dati si riferiscono alle forme marchiate a fuoco e quindi commercializzate come Dop.

Bitto

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

2021

%2021

vs 2020

Produzione (quintali)

2.260

2.400

2.500

2.440

2.450

2.540

2.300

2.100

2163

+3%

N° forme

17.426

18.429

19.527

18.798

19.580

20.358

18.455

16.739

17307

+3,39%

Peso medio di una forma = 13 kg

Resa media = 10 %

I dati si riferiscono alle forme marchiate a fuoco e quindi commercializzate come Dop.

FATTURATO BITTO E VALTELLINA CASERA DOP

 

FATTURATO 2020

FATTURATO 2021

 

% 2021 su 2020

VALTELLINA CASERA

     10.896.192 €

  12.120.288 €


+11,2%

BITTO

       2.155.146 €

     2.379.712 €

+10,4%

TOTALE

     13.051.338 €

   14.500.000 €

+11,1%


Il Consorzio per la Tutela dei Formaggi Bitto e Valtellina Casera
 opera dal 1995 in provincia di Sondrio per difendere l'unicità dei due formaggi Dop valtellinesi, tutelarli da qualsiasi imitazione e promuoverli sul mercato nazionale ed internazionale. E lo fa grazie ad una serie di scrupolosi controlli sull’intera filiera. I soci del Consorzio, che appartengono alle due filiere produttive sono 165 tra allevatori, produttori e stagionatori, piccole e grandi aziende zootecniche, latterie di paese e moderni caseifici. Dal 1996 Valtellina Casera e Bitto hanno conseguito la Dop: la loro produzione segue ritmi, saperi e regole ben precise dettate dai disciplinari di produzione, a garanzia dell’origine e dell’unicità di questi formaggi. L'ente certificatore a garanzia del consumatore è dal 1998 il CSQA di Thiene. #Followus su #formaggidopdivaltellina e su www.ctcb.it

La storia de La Montagna dell'informazione

 


Occorre risalire al 2002, quando le Nazioni Unite avevano proclamato l’Anno Internazionale delle Montagne, per rintracciare la nascita e le tracce della storia de La Montagna dell’Informazione. Il GAM (Giornalisti e Amici delle Montagne), ideato e sostenuto dal giornalista Aldo Smiraglia,sotto il diretto Patrocinio del Comitato Italiano, promuoveva tutta una serie di iniziative di informazione, invitando delegazioni di giornalisti della stampa regionale nazionale ed internazionale a conoscere la montagna trevisana e bellunese.Il ‘culmine’ dei progetti era stata proprio una manifestazione chiamata La Montagna dell’Informazione, Stati Generali dell’Informazione sulla Montagna, che si era tenuta in Alpago.





Le iniziative erano proseguite poi nel 2003, Anno Internazionale dell’Acqua, in Valbelluna, sotto il Patrocinio della Amministrazione Provinciale di Belluno. La seconda edizione de la Montagna dell’informazione si era svolta nei quattro comuni della Sinistra Piave ( Mel Trichiana Limana e Lentiai).

Nel 2004 La Montagna dell’Informazione aveva toccato il Passo del San Boldo, coinvolgendo, sia il versante trevisano che quello bellunese.


Correva l'anno del Signore 2005 e i giornalisti vagabondi dell'Associazione L'Altratavola inauguravano a Cesiomaggiore una iniziativa d'informazione destinata a crescere negli anni, fino a giungere alla rete dei borghi europei del gusto dei tempi d'oggi. La nascita della rete dei Borghi Europei del Gusto ha portato nuovi stimoli e nuove idee. Così nel gennaio del 2006 è nata L'Azione La Montagna dell'Informazione, che si propone di continuare i progetti e le iniziative di valorizzazione delle zone italiane di montagna, ‘agganciandosi’ al circuito e alla rete giornalistica internazionale.


La crescente attenzione per l’importanza delle montagne ha portato l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a dichiarare il 2002 Anno Internazionale delle Montagne. In questa occasione, l’Assemblea generale dell’ONU ha designato l’ 11 dicembre di ogni anno, a partire dal 2003, come “Giornata internazionale della montagna” (abbreviata con la sigla “IMD”) . La FAO è l’agenzia che coordina e organizza le celebrazioni e ha il compito di guidarla a livello globale. Il responsabile è il Watershed Management and Mountains programme del Dipartimento delle Foreste.


venerdì 27 maggio 2022

Qualità Vo Cercando : Giovanni Coppiello, la Storia nelle storie

 

 






Quando si parla di Giovanni Coppiello si parla di una lunga storia fatta di passione e ragione.


Passione per il proprio lavoro. Passione per selezionare i tagli migliori di carne equina 

scegliendo personalmente quelli di prima scelta di puledro o di cavallo adulto. È la ricerca 

costante della qualità e della genuinità che rende così buoni i suoi prodotti da farne innamorare 

coloro che li assaggiano.”


Giovanni Coppiello nasce nel 1939 e dopo disparate attività lavo-rative praticate in gio-vane età, 

avvia una piccola macelleria equina.

Tra il 1993 e il 1996 avvengono due grandi trasformazioni: da pic-cola macelleria si trasforma in 

azienda specializzata nella produzione di carni equine.

Coppiello diventa un'importante azienda industriale con moderni e innovativi impianti di 

asciugamento.


L’ultimo e il più importante ampliamento è un investimento in 3.600 metri quadri di locali adibiti alle 

lavorazioni e al confezionamento dei prodotti, conseguendo la certificazione per lo standard IFS 

(International Food Standard).

Nel 2020 Coppiello diventa macelleria gourmet e viene registrato il marchio PADUELLO: l'impasto 

macinato, sano e genuino, come lo facevano le nonne. Rappresenta l’ingrediente principale di molti 

 prodotti che trovate nella macelleria Coppiello.


Ma se questo è il percorso storico, ancor di più si può raccontare del percorso comunicativo e 

qualitativo.



Luigi Veronelli incontra Giovanni Coppiello


Nel 1989 il giornalista padovano Renzo Lupatin organizza l'intervento dell'enogastronomo, scrittore e 

giornalista Luigi Veronelli a Padova.

Le giornate di informazione vengono denominate “Padova in cucina” e vengono realizzate in 

collaborazione e sotto il patrocinio del Comune di Padova.

Due i momenti da ricordare: l'incontro a convivio a Busa di Vigonza, al Ristorante Il Tunnel, con un 

menù interamente interpretato con le carni di Giovanni Coppiello e l'appuntamento al Ristorante 

Antico Brolo e la nascita della Associazione L'Altra-tavola.

In quella occasione Coppiello realizza con il supporto del giornalista enogastronomo Bruno Sanga 

(coordinatore editoriale di tutte le iniziative di Luigi Veronelli), un prezioso ricettario sulle carni 

equine.


La rivista l'Etichetta, diretta da Luigi Veronelli, dedica all'evento un importante inserto, “Padova in 

Cucina”.



La campagna di informazione de L'Altratavola

Nel 2012 l'Associazione L'Altratavola, nel quadro del progetto europeo “Fuori dal Coro!”, promuove 

una campagna di informazione sulla carne equina, in collaborazione con l'azienda di Giovanni 

Coppiello di Vigonza.

Cuochi, ristoratori e macellai creeranno un vero e proprio ricettario inedito, che viene pubblicato e 

diffuso tramite riviste nazionali del settore enogastronomico. La trasmissione televisiva l'Italia del 

gusto ha dedicato due puntate alle video ricette.




Coppiello a sostegno delle iniziative europee per il proprio territorio

Nel dicembre del 2016 il Comune di Forlì e la presidenza dell’associazione della Rotta Culturale 

Europea Atrium erano stati tra gli invitati dalla Rete dei Borghi Europei del Gusto alle giornate 

 d’informazione di Borghi d’Europa. Oltre a Forlì, tra le istituzioni romagnole invitate, vi fu anche il 

Comune di Predappio. Tra le proposte emerse nella Rete dei Borghi Europei del Gusto, vi è stata 

quella del Veneto, che ha suggerito quale nuovo socio di Atrium (Itinerario culturale ATRIUM - 

 Architettura dei regimi totalitari del XX secolo in Europa), il Comune di Vigonza, con il borgo rurale 

progettato dall’architetto Quirino De Giorgio, uno dei massimi esponenti del movimento futurista.


In questa occasione i momenti di convivialità hanno valorizzato le eccellenze di casa Coppiello, 

che ha  partecipato anche e soprattutto a sostegno della candidatura internazionale del territorio in 

cui vive e lavora.



Coppiello e la sostenibilità: il progetto L'Europa delle Scienze e della Cultura – Un grande 

riconoscimento

Trieste era stata scelta per l’organizzazione di ESOF 2020, la più rilevante manifestazione europea 

focalizzata sul dibattito tra scienza, tecnologia, società e politica.

La manifestazione si era svolta a Trieste dal 2 al 6 settembre. La candidatura era stata proposta dalla 

Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libertà delle Scienze.

ESOF (EuroScience Open Forum) è un marchio di EuroScience, Your Voice on Research in Europe, 

Associazione non-profit tra ricercatori. L’ESOF si tiene ogni 2 anni: Trieste segue Stoccolma (2004), 

Monaco di Baviera (2006), Barcellona (2008), Torino (2010), Dublino (2012), Copenaghen (2014), 

Manchester (2016) e Tolosa (2018).

La rete internazionale Borghi d'Europa, nel quadro del progetto “L'Europa delle Scienze e della 

Cultura”, patrocinato da ESOF2020 e dalla IAI (Iniziativa Adriatico Jonica, Forum Intergovernativo 

per la cooperazione regionale nella Regione Adriatico Jonica), aveva proposto un percorso 

informativo sui temi della sostenibilità nella filiera agroalimentare.

I Paesi inclusi nel progetto erano: Italia, Croazia, Slovenia, Austria, Svizzera, Montenegro, Albania, 

Bosnia Erzegovina, Grecia, Serbia e San Marino.

Le Regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, 

Campania, Marche, Abruzzo, Puglia, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Con Ufficio Stampa: a Milano


In particolare Borghi d'Europa aveva sviluppato i temi della sostenibilità nella filiera agroalimen-

tare. 

Per il settore delle carni equine l'unica azienda partner d'informazione è stata l'azienda Coppiello

con un intervento nella sede del Porto Vecchio di Trieste, all'incontro con la stampa internazionale.

Una occasione che ha vieppiù confermato la sua vocazione ai progetti culturali e l'impegno per una 

informazione onesta e veritiera nei confronti dei consumatori.



Renzo Lupatin




venerdì 13 maggio 2022

Verona: aria di San Daniele



Si inizia a respirare l’aria di casa: San Daniele è ancora lontano, ma la visione della corona alpina sembra familiare, anche se qui non si sente l’aria di casa con le brezze provenienti dal mare. Anche il dialetto veneto, suona in qualche modo familiare! Potenza della Serenissima!


Guardando a Nord di Verona: le Alpi

Perfino per quanto riguarda la cucina c’è un’affinità, particolarmente relativamente al prosciutto. Siamo qui infatti in terra di Prosciutto Veneto, anch’esso Dop; ci troviamo dunque in casa di esperti, ma il San Daniele non teme confronti!

Non si tratta infatti di stabilire quale sia il migliore, dato che sono ambedue eccellenti, ma di conoscerne le sottili differenze, che fanno preferire l’uno o l’altro, secondo i gusti.

Nei giorni dal 15 al 18 maggio, ciascuno potrà degustare il San Daniele, scoprendone le caratteristiche differenti da quello locale, nei seguenti esercizi:

Si tratta di locali assai diversi, in grado di accontentare qualsiasi tipo di pubblico ed ideali per una serena degustazione del Prosciutto di San Daniele: il Romeo, un bistrot dallo stile esotico, con, al piano superiore, un fornitissimo cocktail bar; il San Lorenzo, con una ricchissima enoteca , La Tradision, tipica osteria di una volta, in cui degustare salumi e formaggi, accompagnati dal buon vino del territorio ed infine la cucina del Via Fama Café, all’interno della storica “Corte Sgarzerie”.

Ognuno potrà dunque scegliere la cornice preferita, in cui degustare il San Daniele. Dopo l’assaggio ognuno potrà dire il proprio giudizio, che certamente sarà positivo per ambedue i contendenti, che rappresentano il meglio della produzione alimentare italiana e potranno essere piacevolmente accompagnati dai meravigliosi vini veronesi.

Gianluigi Pagano